Per aver raccolto con sensibilità’ linguaggi espressivi diversi in una narrazione unitaria, nella quale recitazione, canto, musica, immagini e cinema si fondono per creare un quadro di luci e ombre, col fine di mantenere una memoria. La regia mette delicatamente in relazione il dolore delle persone e la presenza degli oggetti, trasformando il Magazzino 18 in un luogo di ascolto, dove cio’ che e’ stato abbandonato racconta chi e’ dovuto partire.